Centro per la procreazione assistita ProAndros

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INSEMINAZIONE ARTIFICIALE

E’ una tecnica di fecondazione artificiale cosiddetta minore o di primo livello.
E’ la più semplice delle tecniche di procreazione assistita e per molte coppie è la prima proposta, dopo gli accertamenti diagnostici, per risolvere un problema d’infertilità.

INDICAZIONI:

  • Sterilità inspiegata
  • Disturbi della cervice
  • Disturbi dell’eiaculazione
  • Modesta alterazione dei parametri del liquido seminale

Esistono altre indicazioni più rare come gravi alterazioni anatomiche che impediscono l’eiaculazione in vagina (ipospadia), utilizzo di liquido seminale crioconservato per vari motivi (se i parametri allo scongelamento rimangono idonei per questa tecnica).

Come si esegue:
L’ aiuto medico è limitato all’identificazione del periodo ovulatorio e all’inserimento in utero del liquido seminale opportunamente trattato.

Stimolazione dell’ovulazione
Generalmente si procede con un’induzione dell’ovulazione il cui obiettivo è quello di portare a maturazione 2-3 follicoli per aumentare le possibilità che almeno uno di loro sia fecondato.
A questo scopo si utilizzano le gonadotropine per via iniettiva, ormoni che vanno a stimolare direttamente il reclutamento dei follicoli ovarici.
Un altro farmaco utilizzato per l’induzione dell’ovulazione è il Citrato di Clomifene che si assume per bocca e che stimola l’ovaio indirettamente, facendo aumentare le gonadotropine endogene.
Monitoraggio ecografico ed ormonale
Tramite l’ecografia si valuta qual è il momento più opportuno per somministrare l’HCG ( ormone che determina lo scoppio dei follicoli) e, dopo circa 36-40 ore, si può procedere all’inseminazione.

Arricchimento del seme in vitro

Il giorno dell’inseminazione, il liquido seminale subisce un trattamento detto capacitazione che serve a selezionare gli spermatozoi più mobili.
Sede
A seconda della sede dove lo sperma viene depositato si possono distinguere :

  • Inseminazione intrauterina, la tecnica sicuramente più diffusa, in cui gli spermatozoi vengono depositati nella cavità uterina.
  • Inseminazione intracervicale in cui gli spermatozoi vengono depositati nel canale cervicale
  • Inseminazione intraperitoneale in cui gli spermatozoi vengono depositati nel cavo del Douglas
  • Inseminazione intratubarica in cui gli spermatozoi vengono depositati nella tuba che é la naturale sede di incontro tra ovocita e spermatozoi .

Tecnica

L’inseminazione vera e propria si esegue con un sottile catetere che, attraverso il collo dell’utero, deposita nella cavità uterina una modesta quantità di liquido seminale (0,3–0,5 ml).
La tecnica è quindi molto semplice e non prevede manovre dolorose; dopo aver eseguito l’inseminazione la donna rimane in posizione supina per 15 minuti e poi può riprendere le sue normali attività.
Complicanze
Questa tecnica è semplice e non invasiva ma bisogna evidenziare che non è esente da rischi.
Nei casi in cui più di tre follicoli raggiungono la maturazione, esiste la possibilità di gravidanza multipla; questo rischio, secondo dati europei, è calcolabile tra il 10 e il 12% e dipende dal numero di follicoli reclutati e dall’età della paziente.
In queste situazioni il ciclo può essere sospeso, così come la stimolazione può venire interrotta se c’è il sospetto che si verifichi la sindrome da iperstimolazione ovarica; per tale motivo, la terapia ormonale deve essere sempre attentamente seguita da uno specialista esperto ed è assolutamente sconsigliabile assumere induttori dell’ovulazione senza controllo ecografico e, se necessario, ormonale.

Risultati
Secondo una recente review europea le possibilità di successo di questa tecnica variano dall’ 8,2 % al
12,6 % per ogni tentativo e dipendono da:

  • Età
  • Stimolazione
  • Monitoraggio
  • Cronologia della IUI
  • Preparazione spermatozoi
  • Qualità dello sperma
  • Numero dei tentativi

Per l’HFEA ( l’Autorità britannica che monitorizza e regola i Centri di Procreazione Assistita in Inghilterra) queste sono le percentuali di gravidanza ottenute con inseminazione intrauterina divise per fascia d’età della partner femminile:

  • 15.8% per donne sotto i 35 anni
  • 11.0% per donne tra i 35 e i 39 anni
  • 4.7% per donne tra i 40 e i 42 anni
  • 1.2% per donne tra i 43 e i 44 anni
  • 0 per donne al di sopra dei 44 anni

Va sottolineato ancora una volta come l’età della donna sia un fattore determinante per il successo delle tecniche di riproduzione assistita, infatti, dopo i 40 anni, le possibilità scendono al di sotto del 5% sino ad annullarsi completamente dopo i 44 anni.
La letteratura scientifica ha dimostrato che l’88% delle gravidanze ottenute con IUI avvengono nei primi tre mesi di trattamento e il 95,5 % nei primi sei mesi; non è quindi utile proseguire le inseminazioni oltre tale periodo.

IMSI è un ’iniezione intracitoplasmica di spermatozoi morfologicamente selezionati, che permette di scegliere lo spermatozoo da iniettare all’interno dell’ovocita, utilizzando alti ingrandimenti microscopici (x 6600), senza colorazione e in tempo reale.

FERTILIZZAZIONE IN VITRO (FIVET)

La FIVET rappresenta sicuramente la tecnica di fecondazione assistita più diffusa al mondo.

“In Vitro” significa letteralmente fuori dal corpo: l’uovo e lo spermatozoo vengono messi a contatto in una provetta di laboratorio. Se da questo incontro risulta una fertilizzazione, l’embrione che ne risulta viene trasferito nell’utero della donna, dove può avere l’opportunità di impiantarsi.

Indicazioni

Danno tubarico: rappresenta l’indicazione classica. Quando le tube sono danneggiate in maniera irreparabile, oppure bloccate nella loro funzione, oppure assenti perché asportate chirurgicamente, allora la fertilizzazione in vitro è l’unica scelta percorribile.

Infertilità di natura inspiegata: rappresenta circa il 10% di tutte le forme di infertilità. In questi casi la FIVET fornisce anche una risposta fondamentale sulla capacità di uovo e spermatozoi di fecondarsi e formare un embrione: fenomeno visibile solo in vitro.

La tecnica viene in genere proposta dopo altri tipi di fecondazione assistita più semplici.

Endometriosi: dopo il fallimento di terapie mediche e chirurgiche o in presenza di problemi maschili associati.

Fallimento di precedenti tecniche di fecondazione assistita in vivo.

Infertilità maschile: quando le terapie convenzionali non consentono un miglioramento della situazione seminale è possibile ricorrere alla FIVET. In questa procedura uovo e spermatozoi vengono messi praticamente a contatto. I risultati sono inferiori rispetto alle altre indicazioni e sono in relazione alla qualità del seme. L’indicazione a tale metodica necessita che il trattamento di preparazione (“capacitazione”) del liquido seminale consenta di recuperare un numero minimo di spermatozoi mobili progressivi.

Fasi del programma FIVET

1.Induzione dell’ovulazione

Lo scopo primario dell’induzione dell’ovulazione è quello di recuperare un maggior numero di cellule uovo (ovociti) destinate alla fecondazione. Le possibilità di gravidanza sono infatti maggiori se si fertilizza più di un ovocita, come invece succede in un ciclo naturale femminile.

I farmaci più comunemente usati si chiamano Gonadotropine e sono sostanze ormonali del tutto simili agli ormoni presenti nell’organismo femminile. Questi farmaci si presentano sotto forma di iniezioni intramuscolari o sottocutanee da effettuarsi giornalmente, e sono generalmente associati ad altre sostanze ormonali (denominate Analoghi o Antagonisti del GnRH) che servono sia per migliorare ulteriormente la risposta alla stimolazione, sia ad evitare un’ovulazione spontanea che renderebbe vana la terapia effettuata.

2.Monitoraggio ecografico ed ormonale dell’ovulazione

Lo schema di terapia prevede un dosaggio estremamente personalizzato fin dall’inizio, e durante il proseguimento della cura la terapia può essere modificata: le fiale possono essere diminuite, aumentate o talvolta sospese. La risposta della paziente alla terapia viene verificata mediante controlli ecografici a scadenza prestabilita e a volte integrata a prelievi di sangue per la misurazione dei livelli ormonali.

Le ecografie vengono effettuate per via transvaginale: in questo modo è possibile la misurazione precisa del numero e delle dimensioni dei follicoli ovarici e stabilire con precisione il momento del recupero degli ovociti.

Una ultima iniezione contenente Gonadotropina Corionica (ormone prodotto dalla placenta) sarà somministrata circa 34-36 ore prima del prelievo degli ovociti. In pazienti estremamente selezionate, o in quelle in cui una stimolazione ormonale è controindicata, il programma FIVET si può effettuare anche in cicli spontanei, in cui è possibile il recupero di un solo uovo (non in tutti i cicli!).

3.Prelievo degli ovociti (pick up)

Il prelievo degli ovociti avviene per aspirazione transvaginale, sotto controllo ecografico. E’ preceduto da una profilassi antibiotica per prevenire il rischio di infezioni.

Per eliminare il disagio della paziente si può effettuare una anestesia locale, togliendo la sensibilità alla parte della vagina in cui passerà l’ago, oppure, più frequentemente, una sedazione profonda somministrando un farmaco endovena che realizza uno stato di incoscienza nei minuti in cui si effettua il prelievo.

La tecnica consiste nella introduzione in vagina della sonda ecografica cui è collegato un supporto che consente il passaggio dell’ago. L’ago penetra il fondo della vagina e raggiunge i follicoli ovarici che vengono aspirati singolarmente. Il liquido follicolare, contenente la cellula uovo, viene prelevato grazie ad un sistema di aspirazione e raccolto mediante un tubicino all’interno di una provetta sterile.

A questo punto le uova sono fuori dal corpo, potranno essere identificate dal biologo e messe in speciali terreni di coltura. Dopo il prelievo, che dura dai 10 ai 20 minuti, la paziente rimane in osservazione un paio d’ore: il tempo di smaltire l’effetto della terapia antidolorifica.

4.Inseminazione

Una volta recuperate, le uova vengono esaminate e valutate nella loro maturità. Questo consente di scegliere il momento migliore in cui aggiungere gli spermatozoi. Il seme è in genere raccolto direttamente il giorno del pick up oppure precedentemente per poi essere congelato ed utilizzato nel momento in cui è necessario.

A questo punto le possibilità di inseminazione sono diverse, a seconda che si proceda nella tecnica standard FIV o nella microiniezione (ICSI). La fertilizzazione in vitro richiede infatti un numero minimo indispensabile di spermatozoi recuperati al termine della capacitazione.

Questo numero non deve essere inferiore a 1.000.000 di spermatozoi mobili progressivi. Sotto questo numero soglia le possibilità di successo diminuiscono pesantemente e l’indicazione più adeguata è quella di una microiniezione (ICSI). Dopo la preparazione del seme, un numero standard di spermatozoi mobili viene messo a contatto di ogni singolo uovo e, dopo aver aggiunto uno specifico terreno di coltura, le cellule maschile e femminile vengono messi all’interno di un incubatore a temperatura adeguata, simile a quella corporea, in condizioni di umidità e tensione gassosa che riproducono fedelmente un ambiente naturale.

5.Fecondazione

La valutazione in prima giornata dell’avvenuta fecondazione attraverso la identificazione dei due pronuclei, dopo decoronazione della zona pellucida dell’ovocita con pipetta Pasteur filata.

6.Divisione embrionaria

Gli embrioni sono esaminati circa 24 ore dopo, e talvolta addirittura 48 ore dopo la fertilizzazione sia per valutarne lo sviluppo sia la qualità. Il giorno successivo la fertilizzazione, gli embrioni sono a 2 o a 8 cellule. Due giorni dopo invece, sono allo stadio di 4-8 , 16-32 cellule.

Per stabilire il grado degli embrioni, si utilizzano i seguenti parametri:

  • Stadio cellulare di sviluppo
  • Forma della zona pellucida
  • Regolarità della circonferenza dei blastomeri
  • Regolarità del clivaggio
  • Frammentazione

7.Trasferimento degli embrioni (embryotransfer): il trasferimento embrionario è una procedura del tutto ambulatoriale e non richiede alcun tipo di analgesia. Mediante uno speculum vaginale si visualizza il collo dell’utero e lo si deterge. Uno o più embrioni vengono immersi in una goccia di terreno di coltura e caricati sotto osservazione microscopica all’interno di un catetere molto sottile e soffice. La punta di questo catetere oltrepassa il collo dell’utero e raggiunge il fondo uterino dove uno o più embrioni vengono rilasciati dolcemente.

La paziente rimane sdraiata circa un’ora e può quindi riprendere le sue normali attività. Nei giorni successivi si raccomanda comunque uno stile di vita tranquillo, evitando impegni fisici importanti. Viene normalmente prescritta una terapia domiciliare a base di somministrazioni quotidiane di Progesterone: l’ormone che aiuta l’endometrio ad essere meglio preparato ad accogliere l’impianto dell’embrione.

Cause di sospensione del programma FIVET

1.Troppi follicoli

Esistono delle pazienti con ovaie sensibilissime ai farmaci che tendono a rispondere in maniera eccessiva. Questo può tradursi in una sindrome da iperstimolazione: evento che può essere temibile per la salute della donna e che consiste in un eccessivo aumento del volume delle ovaie, aumento di peso, tensione addominale, ritenzione idrica importante (occhi e dita gonfi) e squilibrio generale. Questa risposta alterata si verifica in percentuali ridotte (1-2%) e si autolimita sospendendo la stimolazione, bloccando i farmaci e quindi interrompendo il ciclo. Una gravidanza avrebbe un effetto ulteriormente aggravante sulla sindrome.

2.Nessun follicolo

Circa il 10-15% delle donne non risponde in maniera adeguata all’induzione farmacologica, e tra loro, la popolazione dominante è rappresentata dalle donne che hanno compiuto 40 anni. Se non avviene il reclutamento di almeno 3 follicoli, il ciclo può essere sospeso e riprogrammato con uno schema di stimolazione differente. In altre pazienti, invece, può essere necessario accontentarsi di un solo follicolo.

3.Mancata fertilizzazione

Come è già stato detto precedentemente, gli ovociti che si fecondano e possono diventare embrioni sono poco più della metà di quelli recuperati al pick up: il programma quindi può interrompersi a causa di una mancata fertilizzazione. Le cause più frequenti sono da riferire ad una inadeguatezza degli spermatozoi o ad una cattiva qualità delle cellule uovo.

Rischi della FIVET

Gravidanze gemellari

Nelle gravidanze naturali il tasso di gemelli corrisponde al 2%, nella fertilizzazione in vitro le percentuali aumentano fino al 20-25%.

Il rischio aumenta perché vengono trasferiti più embrioni in utero. Ogni situazione deve essere discussa dalla coppia con il medico prima di effettuare il trasferimento degli embrioni. Un buon ciclo di fertilizzazione in vitro dovrebbe concludersi con il trasferimento di 2, al massimo 3 embrioni. Questo numero, infatti, consente di avere un buon tasso di gravidanza, ma espone comunque al rischio di gemellarità. Nella valutazione del numero di embrioni da trasferire è importante l’età della donna e la qualità degli embrioni che si sono formati, tenendo conto che la percentuale media di impianto è circa del 10% per ogni embrione trasferito. Il segreto è quello di calibrare una stimolazione farmacologica ovarica non aggressiva per ottenere un numero adeguato ma non eccessivo di ovociti e quindi di embrioni.

Attualmente ai sensi dell’articolo 6 della Legge 40 del 19/02/2004 poiché “le tecniche di produzione degli embrioni non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”, nel caso che la fertilizzazione esiti in tre embrioni, tutti e tre devono obbligatoriamente essere trasferiti in utero.

Iperstimolazione

Se la risposta ovarica alla stimolazione ormonale è eccessiva si può sviluppare questa temibile sindrome che in casi particolari può richiedere l’ospedalizzazione della paziente.

L’iperstimolazione è una evenienza rara (1-2%), si può verificare a volte a dispetto di un accurato monitoraggio ecografico e ormonale e si autolimita sospendendo la terapia; la gravidanza sarebbe infatti un elemento peggiorativo.

Gravidanza extrauterina

La gravidanza che si instaura fuori dall’utero è una complicanza grave, che richiede un intervento medico tempestivo. In natura questa complicanza si verifica nell’ordine dello 0.5%, mentre nella fertilizzazione in vitro la percentuale sale fino al 5%. Esiste quindi la possibilità che un embrione depositato in utero riesca a spostarsi ed a migrare all’interno della tuba. Questo rende necessario un controllo ecografico precoce dopo che il test di gravidanza risulta positivo, per accertare la corretta localizzazione della camera gestazionale.

LA IMSI

La IMSI si basa sugli studi del dottor Bartoov. A partire dal 2004 egli studiò con il suo team, avvalendosi del metodo MSOME ( Motile Sperm Organellar Morphological Examination ), gli organelli subcellulari dello spermatozoo:

  • l’acrosoma
  • la lamina subacrosomiale
  • il collo i mitocondri
  • la coda
  • il nucleo

Essi dimostrarono che le caratteristiche del nucleo sono fondamentali. Esso deve essere liscio, ovale, simmetrico e con una struttura cromatinica (contenente il DNA) omogenea e dei vacuoli che esprimono una sofferenza cellulare.

I vacuoli sono essenzialmente dovuti ad un deficit di condensazione della cromatina e alla frammentazione del DNA degli spermatozoo.

Spermatozoi con vacuoli grandi e occupanti oltre la metà del nucleo, soprattutto se in posizione posteriore (verso la coda) sono considerati espressione di minore qualità.

Classificazione morfologica degli spermatozoi

classe 1: spermatozoi senza difetti della testa e con al massimo due difetti al di fuori della testa

classe 2: spermatozoi con più di 2 difetti

classe 3: spermatozoi con parecchi difetti nella testa (i peggiori).

INDICAZIONI

Casi in cui può risultare utile per la coppia eseguire un ciclo di fecondazione in vitro con la IMSI:

  1. assenza di fecondazione in corso di ICSI
  2. nessun impianto in cicli ICSI precedenti
  3. teratozoospermia grave (< 10% di forme spermatozoarie normali)
  4. elevata frammentazione del DNA spermatico
  5. sterilità inspiegata
  6. abortività ripetuta

RISULTATI

  1. non c’è differenza tra le due tecniche in termini di tasso di fertilizzazione;
  2. c’è un vantaggio della IMSI rispetto alla ICSI nel tasso di impianto embrionario;
  3. c’è un vantaggio della IMSI rispetto alla ICSI nel tasso gravidanza;
  4. c’è un vantaggio della IMSI rispetto alla ICSI nel ridurre il tasso di aborto

La IMSI è utile soprattutto per le coppie che hanno più volte fallito con la tecnica ICSI, perchè ha permesso di aumentare la percentuale di embrioni di ottima qualità, le percentuali di impianto embrionario, le percentuali di gravidanza e una diminuzione delle percentuali di aborto (Bartoov et al., Fertility and Sterility 2003).

ICSI

L’inseminazione intracitoplasmatica di spermatozoi o ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection) è una procedura di micromanipolazione degli spermatozoi sviluppata per aiutare le coppie che si sottopongono a fecondazione in vitro (IVF) a causa di infertilità maschile.
È nata nel 1992 tra le tecniche di procreazione assistita.
Con la ICSI viene introdotto un singolo spermatozoo direttamente nel citoplasma ovocitario.

Indicazioni    

  • infertilita’ maschile di grado severo;
  • azoospermia ostruttiva e secretiva (spermatozoi testicolari o epididimari);
  • mancata o ridotta fertilizzazione in precedenti cicli di fertilizzazione in vitro (FIV);
  • ovociti scongelati;
  • ridotto numero di ovociti;
  • seme crioconservato in relazione alla qualita’ seminale successiva allo scongelamento

Procedura

Prima di eseguire la ICSI, è indispensabile che le cellule che circondano l’ovocita vengano rimosse al fine di visualizzare meglio l’ovocita e determinarne la maturità.
L’ICSI deve essere eseguita esclusivamente in caso di:

  • zona pellucida intatta
  • il primo globo polare è chiaramente visibile
  • non vi sono vacuoli o anomalie del citoplasma

La ICSI è eseguita con un inverto-microscopio con una superficie riscaldata (37°C) dove viene adagiata la piastra da iniezione

Tappe della ICSI

Immobilizzazione dello spermatozoo

Aspirazione dello spermatozoo per la coda con l’injection

Posizionamento dell’ovocita con la holding

Iniezione intracitoplasmatica

Una volta che l’oolemma è rotto, e questo lo si vede poiché si verifica il passaggio di modesta quantità di ooplasma nell’ago, lo spermatozoo viene depositato all’interno, insieme ad una piccolissima quota di terreno.

A questo punto si rilascia l’ovocita e si ripete la medesima operazione per tutti gli altri ovociti. La procedura Iniezione IntraCitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI) viene …

POLSCOPE ED ICSI

Il polscope consente di

  • analizzare gli ovociti durante la micromanipolazione
  • selezionare l’ovocita che ha una più elevata probabilità di fecondarsi
  • eseguire una iniezione “sicura” dello spermatozoo (in quanto durante tutte le fasi della microiniezione si può vedere il fuso ed evitare di toccarlo e danneggiarlo con la micropipetta)

Questo potrebbe essere estremamente importante in tutti quei casi in cui si renda necessario (per motivi legali, etici, religiosi o personali) inseminare solo pochi tra i vari ovociti recuperati.

Il fuso meitotico di una cellula è la struttura formata da microtubuli che si costituisce all’inizio di ogni divisione cellulare e si disgrega alla fine della mitosi e funziona da impalcatura e da generatore di forze che presiedono all’orientamento dei cromosomi e alla loro distribuzione nelle due cellule figlie.

Il Polscope è uno strumento estremamente sofisticato e innovativo che consente di visualizzare in vivo il fuso meiotico dell’ovocita. Questo strumento emette un fascio di luce polarizzata che viene deviato da strutture rifrangenti (quali appunto il fuso meiotico) e, così facendo, consente ad un sofisticatissimo analizzatore di immagine di ricostituire al computer l’immagine del fuso stesso. Il polscope consente, oltre alla sua visualizzazione, anche di effettuare misurazioni quantitative dell’intensità del fuso meiotico stesso.

TRANSFER EMBRIONARIO

Migliorare i risultati della PMA intervenendo sul transfer degli embrioni.

  • Aumentare il numero di embrioni da trasferire, soprattutto dopo i 40 anni.
  • Eseguire un transfer ecoguidato.
  • Prescrivere un supporto della fase luteale con P ed E2.
  • Coltura a blastocisti.
  • Assisted Hatching.

Effettuare la tecnica Assisted Hatching, ovvero procurare una piccola apertura nella zona pellucida che circonda l’embrione con una tecnica di micromaniplazione.
E’ consigliabile quando:

  1. età > 40 anni;
  2. ricorrenti fallimenti di impianti;
  3. embrioni con zona pellucida spessa;
  4. elevati livelli di FSH.
  • Biopsia Embrionale.

La biopsia embrionale è una tecnica che si esegue al 2°-3° giorno di sviluppo dell’embrione quando solitamente è allo stadio di 6-8 cellule. Va effettuata in:

  1. coppie a rischio genetico e/o cromosomico;
  2. coppie che hanno avuto che hanno avuto più di 3 transfer di embrioni con morfologia ottimale e non hanno ancora ottenuto la gravidanza.

 

CRIOCONSERVAZIONE DEGLI OVOCITI

La crioconservazione degli ovociti umani è ritenuta una procedura di grande interesse ed utilità nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Le applicazioni principali sono definibili all’interno di due maggiori gruppi:

supporto ai programmi di fecondazione in vitro, qualora:

  • il numero di ovociti a disposizione sia superiore a quello strettamente necessario ad ottenere un numero di embrioni idoneo per la paziente in accordo con la normativa vigente (Legge 40/2004 e Sentenza Corte Costituzionale n°151/2009);
  • per motivi non prevedibili, i gameti maschili non siano disponibili il giorno della inseminazione;
  • la paziente sottoposta al prelievo ovocitario presenti un elevato rischio di sviluppare la sindrome da iperstimolazione ovarica; 4) si siano create condizioni per cui la paziente ritiri per volontà o per necessità il consenso all’inseminazione;
  • preservazione della fertilità in pazienti che debbano sottoporsi a trattamenti gonadotossici come chemioterapia o radioterapia e in cui sia possibile effettuare una induzione della multi-ovulazione con recupero di ovociti.
  • preservazione della fertilità in donne  che per  istruzione, carriera o per altri ragioni , desiderano  rimandare senza rinunciare alla gravidanza.
  • preservazione della fertilità in donne con una storia famigliare di menopausa precoce

È noto, tuttavia, che l’ovocita è molto sensibile alle alterazioni di temperatura e che il congelamento può significativamente ridurne il potenziale di sviluppo fino a causare la lisi cellulare. I principali fattori di rischio per la sopravvivenza ovocitaria sono la formazione di ghiaccio intracellulare, che può danneggiare gli organelli e le membrane, e l’effetto soluzione dovuto all’aumento di concentrazione di soluti intracellulari conseguente alla solidificazione dell’acqua. La criobiologia negli ultimi venti anni ha raggiunto buoni risultati riuscendo a controllare i fenomeni fisico-chimici potenzialmente letali per le cellule uovo.

L’approccio storicamente più utilizzato è stato quello del “congelamento lento” in cui l’ovocita e l’ambiente circostante sono tenuti in “equilibrio” fino ad ottenere la solidificazione della soluzione crioprotettrice e la disidratazione cellulare con il progressivo e programmato raffreddamento del sistema (-0.3°C/min). Questa metodologia ha permesso un recente e notevole miglioramento dei risultati, attraverso l’ottimizzazione delle soluzioni crioprotettrici.

Vitrificazione

Contemporaneamente ha avuto considerevole sviluppo la tecnica della vitrificazione che, pur condividendo con la precedente la fase finale di conservazione degli ovociti in azoto liquido senza formazione di ghiaccio intracellulare, sfrutta principi fisici completamente diversi. Si tratta di una metodica in cui il raffreddamento avviene in modo estremamente rapido (-30.000 °C/min) sfruttando due aspetti chiave: l’immersione diretta degli ovociti in azoto liquido e l’utilizzo di elevate concentrazioni di sostanze crioprotettrici in minimi volumi. La possibilità di applicare tassi di raffreddamento elevatissimi evita la solidificazione della soluzione attraverso la formazione di uno stato “semi-solido” in cui gli ovociti possono essere conservati in azoto liquido. L’efficienza della vitrificazione è aumentata con lo sviluppo di supporti per ovociti che, permettendo di criopreservare in volumi estremamente ridotti, ben al di sotto del microlitro, offrono rapidissime variazioni di temperatura. Esponendo direttamente la soluzione crioprotettrice all’azoto liquido in un sistema “aperto”, gli ovociti contenuti vitrificano in modo estremamente efficace evidenziando soddisfacenti risultati clinici ed una considerevole rapidità nella esecuzione della procedura. Per questi motivi la vitrificazione si è recentemente imposta all’attenzione della comunità scientifica con buoni risultati.

CRIOCONSERVAZIONE DEI GAMETI MASCHILI

La crioconservazione del liquido seminale dà la possibilità all’uomo di utilizzare i propri spermatozoi nelle situazioni che mettono a rischio la sua fertilità anche solo per un periodo temporaneo ed offre alle coppie la possibilità di accedere successivamente a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita(PMA).

Indicazioni
La crioconservazione è indicata per persone affette da patologie neoplastiche che necessitano trattamenti chemio o radio terapici potenzialmente in grado di indurre sterilità temporanea o permanente ed anche per coloro che devono affrontare interventi chirurgici che possono alterare i meccanismi dell’eiaculazione
uomini oligoastenospermici nei quali è stato evidenziato un progressivo peggioramento della qualità seminale e in cui sia previsto l’accesso a tecniche di PMA;
uomini con lesione spinale con difficoltà eiaculatorie che necessitano perciò di tecniche specifiche di raccolta del seme;
uomini con eiaculazione retrograda;
spermatozoi ottenuti mediante tecniche microchirurgiche con prelievo dei gameti direttamente dal testicolo.

Tecnica
Il campione di sperma raccolto viene subito posto in termostato a 37°C per mantenere al meglio le sue caratteristiche. Successivamente viene eseguita una valutazione dei parametri seminali (numero, motilità, morfologia e vitalità degli spermatozoi) che è predittiva della qualità del campione allo scongelamento. In seguito alla valutazione viene addizionato al campione un egual volume di crioprotettore e aspirato in capillari (paillettes) che vengono poi termosaldati. Successivamente si procede alla tecnica di congelamento che prevede una fase iniziale in vapori di azoto e la conseguente immersione in azoto liquido. Nei campioni crioconservati si ha comunque un peggioramento della qualità del seme dovuta sia ad una riduzione della motilità che a possibili danni ultrastrutturali a livello della membrana cellulare, dei mitocondri e ad un aumento del grado di denaturazione del DNA.

Modalità di accesso

  • appuntamento mediante prenotazione telefonica al numero 0883 534731 dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20;
  • spermiogramma e spermiocoltura;
  • visita medica andrologica;
  • referti non anteriori a 3 mesi relativi ai parametri sierologici per HIV, HCV, HBsAg e Citomegalovirus, che devono essere negativi. Questo è necessario per evitare la possibile contaminazione fra campioni all’interno del contenitore di azoto
  • astinenza sessuale di minimo 2 massimo 5 giorni (ove possibile);
  • Per motivi medico legali è necessario da parte degli operatori l’accertamento dell’identità della persona mediante un documento in corso di validità ed è pertanto necessario effettuare la raccolta presso i locali dedicati presenti nella struttura.
  • Gli uomini che richiedono la crioconservazione devono compilare un modulo di consenso informato che regolerà il rapporto con la banca del seme.
  • Il ritiro del campione crioconservato può essere effettuato solo dal diretto interessato munito di idoneo documento d’identità.
  • Sarà inoltre necessario che venga effettuato annualmente un rinnovo scritto per poter mantenere il proprio liquido seminale crioconservato. Tale documento è estremamente importante e in mancanza di esso il Centro è autorizzato a eliminare il campione.