Centro per la procreazione assistita ProAndros

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Responsabilità riproduttiva senso comune

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La responsabilità riproduttiva può essere analizzata e discussa in riferimento a tre approcci diversi:

 1)      salvaguardia di una forma presunta “ naturale “ di riproduzione ( senso comune )

2)      rispetto della dignità della vita umana ( magistero cattolico )

3)      tutela del concepito.

 

Se consideriamo il modo di procreare naturale moralmente accettabile e il non naturale moralmente inaccettabile, affermiamo che l’unico atteggiamento responsabile nei confronti della riproduzione dovrebbe essere quello di non scegliere.

Ma il concetto di responsabilità riproduttiva prevede la possibilità di compiere delle scelte, possibili grazie a qualche interferenza nel corso del processo riproduttivo che si presume naturale.

Salvaguardia di una forma presunta “naturale“ di riproduzione.

(senso comune)

Il primo argomento appartiene, più che altro, alla schiera delle opinioni di senso comune, abbastanza diffuso e pertanto in grado di influenzare anche le discussioni filosofiche e i dibattiti pubblici circa l’etica della riproduzione.

I sostenitori del primo argomento considerano la riproduzione naturale come “ buona “ ( o moralmente non discutibile ),  in quanto naturale, e ritengono che tutte le forme di riproduzione assistita, in quanto artificiali, siano moralmente “ cattive “.

Questo argomento riposa sulla più generale credenza che l’ordine biologico naturale dato è in sé buono e che ogni intromissione artificiale in esso è una azione moralmente condannabile.

La riproduzione nel momento in cui segue il suo corso naturale, vale a dire è la conseguenza di un rapporto sessuale fra un uomo e una donna, non pone alcun problema morale. Qualora invece, prenda la forma, ad esempio, dell’incontro di un gamete maschile e di un gamete femminile in una capsula di Petri, accade in violazione dell’ordine naturale e, pertanto si configura come atto immorale.

Ma  quale è il senso di natura chiamato in causa?

E’ evidente che ci si riferisce a quell’insieme di eventi che hanno luogo senza che gli esseri umani vi interferiscano con le loro azioni. Pertanto percorrendo questo pensiero fino in fondo, si prescrive la rinuncia da parte degli esseri umani a qualsiasi azione, comprese quelle che gli stessi sostenitori dell’argomento riterrebbero, in alcuni casi,  moralmente approvabili.

“ Se lo svolgimento naturale delle cose fosse perfettamente giusto e soddisfacente, l’agire in un modo qualunque sarebbe una intromissione gratuita, che non potendo rendere le cose migliori, le dovrebbe rendere peggiori .

Il fare una qualsiasi cosa, con uno scopo e una premeditazione sarebbe una violazione dell’ordine perfetto.

Se l’artificiale non è migliore del naturale quale scopo hanno tutte le arti della vita?“ J.S.Mill, Saggi sulla religione.

Di fronte a questa obiezione il sostenitore dell’argomento potrebbe rispondere in due modi.

Replicare che vi sono interferenze nell’ordine naturale moralmente giuste ma che le tecniche di fecondazione assistita non appartengono a questa classe; però tale risposta mette in discussione i presupposti dell’argomento, postulando l’esistenza di un principio morale di ordine superiore e negando l’assolutezza della distinzione naturale/artificiale. ( in tal senso si vede come il magistero cattolico, pur appellandosi alla natura, risalga a una norma di ordine superiore per distinguere fra intromissioni lecite nell’ordine biologico e altre illecite ).

La seconda risposta potrebbe consistere nel difendere a oltranza la validità della divisione naturale/artificiale quindi  buono/cattivo, sostenendola sino alle conseguenze estreme: ogni forma di artificio è un male morale, includendo la fecondazione in vitro, i grattacieli, le terapie antibiotiche, le forchette . Umberto Scarpelli, La bioetica. Alla ricerca dei principi.

Una tale posizione, anche se coerente, ha implicazioni del tutto paradossali tanto da sconfinare nel fanatismo, per tale ragione non possiamo che rifiutare questa posizione. 

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