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L’uomo schiavo della propria virilità

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Tempo fa si trovava il Viagra solo in Vaticano, perché doveva servire solo a coppie normali, regolari e coniugate;

eppure guardate quest’uomo ansioso che alla fine del rapporto sessuale chiede alla donna ” Hai goduto, cara?”

“Parliamo di una gaffe che un uomo non dovrebbe mai fare”, è appunto quella di chiedere “hai goduto, cara?”, è una gaffe madornale, eppure niente da fare, l’uomo lo chiede.

Una volta quest’uomo era protetto, armato da un rito nel quale si sentiva a suo agio. Intanto se voleva conquistare una donna, doveva anzitutto accertarsi che non fosse facile da conquistare, che la donna avesse  una capacità di resistenza.

Incominciava così, tutta questa battaglia, falsa, artificiosa, e così quando lui riusciva a strapparle un pezzo di vestito, che poi lei si rimetteva addosso, verso le quattro di mattina, tutte e due, arrivavano su un giaciglio, e ammesso che lui fosse capace di penetrarla, la penetrava.

Ma oggi tutto questo è passato di moda, per cui la donna decide quando, dove e come farà l’amore, si spoglia da sola – anzi questo è un nuovo trauma per l’uomo che dice “ si è spogliata troppo rapidamente, è entrata nel bagno ed è uscita nuda” – e l’erezione è scomparsa.

E allora quando riescono ad andare a letto, a esercitare questo dovere, di appartenenza maschile, “hai goduto, cara?”, perché la grande prova è di vedere se è riuscito a dare questa prova di soddisfazione.

Molte volte vi sono uomini e donne che sono più interessati al desiderio che alla conclusione, alla logica conclusione di questo desiderio.

Gente che vuole soprattutto garantirsi la desiderabilità, perché l’orgasmo una volta raggiunto è finito.

Già Epicuro diceva che se volete apprezzare veramente un pasto, dovete alzarvi dalla tavola avendo ancora fame.

Quindi perché un desiderio sessuale sia veramente soddisfacente, bisognerebbe che uno uscendo dal  letto dicesse “ speriamo che non sia ancora finita qui”.

Il piacere maschile è fondato sua una meccanica molto semplice, l’orgasmo maschile potrebbe essere definito “l’orgasmo dei poveri”, è sicuro, ma modesto.

Il Viagra fa durare l’erezione più a lungo rispetto al riflesso eiaculatorio degli eiaculatori lenti.

E allora bisogna scegliere, se avere l’eiaculazione con una erezione più breve oppure assicurarsi l’erezione per un tempo abbastanza prolungato, ma rinunciare all’orgasmo.

In realtà si rinuncia più facilmente all’orgasmo, perché non è l’orgasmo che interessa, è invece che la donna possa dire “ sono soddisfatta”.

Addirittura uno di questi individui è andato a ricercare tutte le donne con cui aveva temuto di perdere l’erezione , ha avuto con esse nuovi rapporti per dimostrare che lui era capace di soddisfare, e in realtà si è sentito dire da alcune donne “ basta sono sfinita” e per lui “sfinita” voleva dire “Tu sei un Dio”, e invece io ho avuto il sospetto, da quanto mi diceva, che queste non ne potessero più.

Quindi a un certo momento dove stava il piacere, dove stava la soddisfazione?

“Teoricamente non si dovrebbe fare l’amore se non si è sicuri di essere soddisfatti, di avere soddisfacimento. Ma se si fosse sicuri di essere sempre soddisfatti, varrebbe ancora la pena di fare l’amore?”.

E’ già stato posto in evidenza che a volte può succedere in sessuologia qualcosa poco concepibile perla Medicina, di dover salvaguardare un sintomo e di accorgersi che il sintomo ha un ruolo importante di equilibrio, di omeostasi, e che se si toglie questo sintomo crolla tutto, soprattutto nel quadro di una coppia.

Leggevo recentemente a proposito del Viagra che questo farmaco può portare un equilibrio in una coppia di persone anziane, che non avevano più rapporti sessuali, che adesso li possono riprendere grazie ad esso, ma diceva questa prima importante inchiesta che è stata fatta in Francia che molte coppie vengono distrutte, donne preoccupate vengono a chiedere aiuto.

“Mio marito prende il Viagra vuole ristabilire una vita sessuale, ma io non voglio riprenderla”.

Vedete che c’è da porsi anche questo problema, fino a che punto dobbiamo guarire, che grado di guarigione dobbiamo ottenere, che tipo di terapia, di canale terapeutico possiamo intraprendere tenendo conto dell’insieme.

 

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