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Desiderio erotico

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(una funzione psichica superiore alla quale concorrono meccanismi strettamente biologici, fattori motivazionali, affettivi e cognitivi).

L’uomo ha studiato fin dall’antichità ciò che è al di fuori di lui, e solo negli ultimi due secoli ha studiato in modo sistematico il proprio comportamento, con la psicologia, la sociologia e l’antropologia.

E’  solo da pochi anni che l’uomo ha avuto il coraggio e i mezzi culturali per studiare scientificamente  la biochimica, la fisiologia, l’anatomia delle sue passioni, delle sue emozioni fondamentali, quali l’aggressività, la dominanza, la depressione, l’ansia, ciò che sente dentro, al di là del suo comportamento,  perché giudicato troppo frivolo, troppo sacro, troppo personale per divenire oggetto di studio, eppure…….. d’amore si gode, si muore, ci si ammala.

Il desiderio sessuale può essere considerato una funzione psichica superiore alla quale concorrono meccanismi strettamente biologici, fattori motivazionali, affettivi e cognitivi.

Lo stile del desiderio è espressione delle caratteristiche biologiche, dell’ereditarietà , dello stato ormonale del momento, della storia personale e della situazione affettiva ed erotica del momento.

E’ un indicatore di energia vitale, di salute e di benessere psicofisico.

Dal punto di vista fisiologico, un’utile definizione è quella di Levin secondo cui  il desiderio sessuale (libido) è sollecitato o inibito a livello del sistema nervoso centrale da fattori esterni ( odori, sapori, immagini, suoni, percezioni tattili ) trasmessi dagli organi di senso ( olfatto, gusto, vista, udito, tatto ) o interni ( fantasia, sogni, ricordi,esperienza,) che inducono la sensazione del bisogno o della volontà di condividere l’attività sessuale (usualmente con l’oggetto del desiderio) per soddisfare il bisogno stesso.

Gli organi di senso sono modulati nella loro azione anche dalla presenza degli ormoni sessuali.

I due sensi chimici, olfatto e gusto, vanno incontro ad una progressiva involuzione strutturale e funzionale in caso di riduzione persistente del livello degli estrogeni, come nelle amenorree prolungate e, soprattutto in postmenopausa, contribuendo così ad una riduzione fisiologica della libido.

Si riducono la recettività olfattiva e gustativa ai ferormoni   maschili, secrezioni ghiandolari che svolgono funzioni di richiamo sessuale.

Cala la secrezione salivare, che condiziona la disponibilità ai baci e all’intimità orale.

Si riduce la produzione di secrezioni sudoripare e sebacee sessualmente connotate che contribuiscono al cosiddetto “profumo di donna”, molto attraente a livello subliminale per l’uomo, così  l’odore della donna tende a diventare sessualmente “ neutro”.

A livello cutaneo gli estrogeni modulano la responsività vascolare nella fase di eccitamento sessuale, determinando un aumento di calore cutaneo, in menopausa insieme all’atrofia degli annessi cutanei, la cute rimane fredda, non subisce le modificazioni legate all’estrogenizzazione, di qui l’introduzione del termine frigidità.

Il desiderio erotico, dal punto di vista biologico è l’espressione della coordinazione tra il sistema nervoso e quello endocrino. Gli ormoni in gioco sono molteplici.

Gli androgeni, nell’uomo come nella donna,  sono gli ormoni più potenti nell’attivare il desiderio sessuale. Il picco di produzione globale avviene intorno ai vent’anni, in entrambi i sessi, e questo potrebbe contribuire a spiegare dal punto di vista biologico l’aumento della spinta sessuale nei giovani.

La prolattina, invece ha un ruolo prevalentemente inibitorio, in entrambi i sessi. Situazioni di stress cronico, taluni psicofarmaci o la presenza di microadenomi ipofisari si associano ad un variabile aumento dei livelli plasmatici della prolattina e possono contribuire alla concomitante caduta del desiderio sessuale.

L’ossitocina è un neurormone di estremo interesse. Presenta un picco plasmatico  in coincidenza con l’orgasmo, sia che sia ottenuto con l’autoerotismo, che con il coito. Caratterizzerebbe, nella donna come nell’uomo, il cosiddetto orgasmo finale e sarebbe il mediatore responsabile del senso di soddisfazione della libido, dopo l’orgasmo. Sembra inoltre che sia un importante mediatore dei sentimenti affettivi.

Gli estrogeni nella donna determinano la comparsa e il mantenimento dei caratteri sessuali primari e secondari,  portano allo sviluppo delle mammelle, dei peli pubici, alla mutazione dell’apparato genitale, alla distribuzione del tessuto adiposo

 L’assenza di estrogeni, dopo la menopausa,  riduce l’integrità delle strutture pelviche , degli organi genitali e dei caratteri sessuali secondari.

La donna perde mediamente il 2% annuo del collagene presente nell’organismo pertanto, in assenza di terapia ormonale sostitutiva, si assiste, tra l’altro,  a una riduzione della  sensibilità vaginale, alla progressiva perdita di elasticità dei tessuti degli organi genito-urinari, e alla comparsa di secchezza della vagina responsabile di dispareunia, vale a dire dolore nei rapporti sessuali, e di cistiti post-coitali.

Le cistiti post-coitali compaiono 24-72 ore dopo il coito, a causa della secchezza vaginale e dell’alterazione dell’ecosistema vaginale, con colonizzazione di saprofiti patogeni intestinali, quali l’Escherichia coli, che facilmente poi passano in vescica determinando l’infezione.

La perdita di collagene facilita prolassi, come cistocele, rettocele e prolasso uterino, ed è responsabile della comparsa o del peggioramento di un’incontinenza, da sforzo, da urgenza o mista.

La diminuizione dei fluidi vaginali, del flusso sanguigno e della produzione di glicogeno porta alla scomparsa delle rilevatezze che costituiscono le colonne vaginali anteriore e posteriore e alla riduzione della trasudazione, con conseguente ostacolo alla normalità dei rapporti sessuali.

Si assiste inoltre alla perdita di elasticità dei tessuti con riduzione della profondità e del diametro della vagina e dell’ostio vaginale.

Gli estrogeni inoltre sono modulatori del sistema nervoso centrale dove agiscono come fattori neurotrofici e psicotropici.

Hanno una precisa azione neurotrofica, ossia di nutrimento delle cellule nervose, modulandone l’azione soprattutto in alcuni settori, per esempio nelle aree deputate alla sessualità e alla memoria,

La perdita dell’integrità morfologica e della neuro plasticità e psicoplasticità determina riduzione di qualità del pensiero ( fantasia, sogni, ricordi ) e del desiderio.

Pertanto la carenza di ormoni sessuali, estrogeni ed androgeni, dopo la menopausa mina le basi biologiche del desiderio, ma anche di quegli aspetti psichici dello stesso che sono espressione dell’equilibrio endocrino del corpo e dei suoi epifenomeni ( caratteri sessuali secondari, immagine di se, funzione degli organi di senso, attività psichiche sessualmente correlate, dai sogni erotici alle fantasie sessuali volontarie, ai sexual day-dream, fantasie spontanee sessuali che affiorano alla mente mentre si è impegnati in altro e che sono tipiche dell’innamoramento appassionato ).

Il corpo diventa sempre più vulnerabile alle malattie e all’affaticamento, inizia a  perdere i parametri estetici universalmente riconosciuti come fattori fondamentali di richiamo sessuale, portando così ad una diminuizione della propria sicurezza, ad una percezione negativa del proprio corpo  che ostacola una felice attività sessuale.

Se l’obiettivo che ci si propone è davvero la qualità della vita- e il piacere, che di essa è la sentinella più forte- e non solo l’ormai piccolo orizzonte della medicina ripartiva, allora l’attenzione clinica ai disturbi del desiderio sessuale va considerata come parte integrante della cura della donna in postmenopausa.

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Afrodisiaci

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Si definisce afrodisiaco qualsiasi sostanza che abbia ripercussioni positive sulla stimolazione dell’interesse e del desiderio sessuale ma non sulle prestazioni. Il termine deriva dal nome di Aphrodite, dea greca dell’amore e della sensualità ed il termine afrodisiaco già da allora era messo in relazione al piacere sessuale.

La catena di eventi che stimolano il desiderio erotico possono derivare da una singola sensazione, sia questa visiva, tattile, uditiva, odorosa ecc. o determinata dal semplice pensiero emotivo. Questo processo sembra scaturire da segnali che il sistema libico cerebrale invia alla regione genitale attraverso le connessioni del sistema nervoso periferico, che determinano un aumentato apporto di sangue ai corpi cavernosi del pene (o del clitoride nella donna), determinandone l’erezione. Allo stesso tempo aumenta la frequenza e la portata cardiaca e nel cervello si ritrovano più alte concentrazioni di dopamina e noradrenalina che sono dei neurotrasmettitori del “piacere”. Questa cascata di eventi deve avere un buon substrato di testosterone, ormone senza il quale il processo rimane quantomeno inibito. Naturalmente si sache lo stress, l’affaticamento fisico ed eventi psicologici avversi quale la depressione determinano una significativa riduzione della libido e conseguentemente della eccitazione sessuale.

Da un punto di vista della dinamica funzionale potremmo dividere gli afrodisiaci in due grandi categorie: quelli stimolanti in via diretta la psiche e quelli che la stimolano in via indiretta creando un maggior apporto di sangue della zona genitale. Per esempio l’alcool e la marijuana, abbassando le inibizioni della mente, possono aumentare il desiderio di una relazione sessuale (sebbene l’abuso conduca all’impotenza) o di converso il cetriolo, che si crede aumentare l’apporto di sangue alle pareti vaginali, creerebbe una sensazione locale di “predisposizione” al coito.

In questo campo le ricerche scientifiche, pur stabilendo che determinate sostanze di origine naturale o di sintesi, possano determinare un incremento di ormoni che stimolino la libido, non riescono a determinarne l’efficacia a causa del fatto che il concetto di libido e di eccitazione sessuale è molto aleatorio e peculiare di ciascun individuo.

Per questo motivo non esiste ad oggi alcun fondamento scientifico che una sostanza sia più o meno efficace anche se qualcuno potrebbe esserne convinto in buona fede.

Molti cibi sono inclusi nella lista degli afrodisiaci, alcuni dei quali per la forma fallomorfa come le banane, i cetrioli, il peperoncino, gli asparagi; altri perché evocano la forza virile del povero animale ucciso allo scopo, quale il corno di rinoceronte, le pinne di squalo o il pene di tigre; altri perché, essendo particolarmente costosi, predispongono al sesso quale appagamento conclusivo di una serata piacevolmente passata a cena quali le ostriche, lo champagne, il caviale, il tartufo ecc.

In alcuni di questi alimenti si è cercato di trovarne una radice scientifica di razionalità:

Cioccolato: contiene feniletilamina e serotonina che sono sostanze prodotte dal cervello e che determinano sensazione di benessere o addirittura di euforia. L’imperatore azteco Montezuma si dice che ne bevesse 50 coppe al giorno per stimolare le sue performances. Recentemente l’Istituto di Neuroscienze dell’Università californiana di San Diego ha stabilito la presenza nel cioccolato di una nuova sostanza, chiamata anandamide, che avrebbe effetti cannabinoidi simili alla marijuana, senza averne gli effetti collaterali. E’ improbabile che il cioccolato possa stimolare il desiderio sessuale ma certamente se ci procura una sensazione di piacere siamo meglio predisposti ad averne. Ergo: meglio una stecca di cioccolato che una canna!

Ostriche: pur essendo considerate afrodisiache già dal secondo secolo dopo Cristo, in realtà anno in comune con la dea solo il fatto di avere le medesime origini marine. Sono, come molti altri frutti di mare, ricche di zinco, elemento indispensabile nel metabolismo prostatico e di acido aspartico, probabilmente coadiuvante nel rilascio di estrogeni e testosterone, ormoni sessuali;

Pinoli: anch’essi ricchi di zinco, per secoli si è somministrata una pozione per stimolare l’erezione. Nella cultura araba antica se ne prescriveva di mangiarne un centinaio prima di un incontro amoroso;

Mais: a parte la forma fallica della pannocchia, il mais contiene triptofano, precursore della serotonina. In topi di laboratorio sottoposti a dieta per cinque giorni a base di mais si è dimostrato l’incremento notevole dell’attività sessuale. Nell’uomo una simile dieta porterebbe come conseguenza un eccessivo meteorismo intestinale che naturalmente sarebbe molto imbarazzante durante un rapporto sessuale..

Rucola: ritenuta afrodisiaca già nell’antica Roma ma solo in quanto cresceva in abbondanza sotto la statua di Priapo, dio della fertilità, rappresentato con un enorme pene in erezione.

Anice: gli antichi greci ne succhiavano i semi. Si è scoperto recentemente che contengono estrogeni (ormoni femminili);

Papaia: anch’essa estrogenica, veniva usata dai contadini per stimolare la fertilità femminile e la montata lattea;

Avocado: gli aztechi chiamavano l’albero dell’avocado “albero dei testicoli” in quanto i frutti maturano in coppia. Nessuna evidenza scientifica, a parte la forma, li riconduce ad una utilità afrodisiaca;

Aglio: nei tempi antichi ai monaci tibetani era proibito accedere al monastero nel caso di ingestione di aglio poiché si pensava stimolasse l’afflusso ematico ai genitali: si sarebbe invece portati a credere che questa fosse una scusa per evitare gli effetti dell’alitosi in ambienti in cui si viveva a stretto contatto;

Zenzero e liquirizia: si pensava che il loro profumo avesse potere eccitante;

Miele: nel medioevo si usava bere l’idromele, una bevanda a base di miele fermentato, per stimolare l’appetito sessuale: le coppie persiane appena sposate ne bevevano quotidianamente per 28 giorni, il tempo di un ciclo lunare, per promuovere la fertilità: da cui deriva il termine “luna di miele”. Il miele è ricco di vitamine del complesso B, necessario alla produzione del testosterone, e di boro che è di ausilio nel metabolismo degli estogeni;

Noce moscata: considerata afrodisiaca già nell’antica Cina, è utile solo nella stimolazione dell’accoppiamento dei ratti; produce effetto allucinogeno nell’uomo ad alto dosaggio.

Ginseng: pare dia un incremento del desiderio sessuale in pazienti trattati rispetto a quelli trattati con placebo. Poco chiaro il meccanismo di azione;

Cantaridina: estratto in polvere ottenuta dopo l’essiccazione della “Lytta Vesicatoria” o mosca spagnola che si usava come afrodisiaco in quanto procurava irritazione del basso tratto urinario. Al pari della stricnina altamente tossica per reni, intestino e ad alto rischio di morte con l’incremento del dosaggio;

Arginina: è un aminoacido presente nella carne, uova, formaggio e latte di cocco. Nell’organismo dà origine all’ossido nitrico che è alla base dei meccanismi di vasodilatazione;

Corno di rinoceronte: usato come afrodisiaco esclusivamente per la sua forma fallica e per la potenza evocata dall’animale: composta da tessuto fibroso ricco di calcio e fosforo;

Finocchio: incrementerebbe la libido nei ratti;

Yohimbine: derivato dalla pianta africana di yohimbe è una delle poche sostanze di origine naturale della quale si è dimostrata efficacia scientifica non come afrodisiaco bensì come vasodilatatore dei vasi del pene con un meccanismo di blocco dei recettori alfa-2 adrenergici. E’ uno dei pochissimi farmaci approvati dalla FDA (Foods and Drugs Administration) e vendibili sul mercato USA.

La realtà dei fatti è che il miglior afrodisiaco si trova nel cervello di ognuno di noi, per cui a volte basta l’atmosfera, a volte l’ambientazione, a volte un profumo o una situazione per far scattare quel desiderio, sempre recondito ed a volte palese, che ci fa apprezzare le meraviglie del sesso diversamente di volta in volta.

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Disfunzioni sessuali femminili

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(incapacità ad avere un rapporto sessuale quando desiderato)

La disfunzione sessuale è la persistente o ricorrente incapacità ad avere un rapporto sessuale quando desiderato, responsabile di un disagio personale e di difficoltà nelle relazioni interpersonali.

I disturbi sessuali possono essere espressione di un disagio psicologico, oppure possono derivare dal sommarsi di disturbi organici e disagio psicologico, ovvero derivare esclusivamente da disturbi organici, ovvero derivare dall’azione di sostanze esogene assunte a scopo terapeutico o non (alcuni farmaci le droghe, le sostanze illegali e l’alcool).

Le disfunzioni sessuali femminili possono essere classificate in 4 classi:

1. DISTURBI DEL DESIDERIO SESSUALE.

A. Deficienza o assenza completa di sogni e pensieri eroticidi fantasie o immagini sessuali e di recettività ad ogni proposta  sessuale proveniente dall’esterno.

Nelle donne, il problema più comune è quello del desiderio sessuale ipoattivo, in cui la donna non si sente in grado di uscire da una sorta di neutralità erotica, di inibizione sessuale generale :

. assente desiderio sessuale di base

. assente recettività a ogni proposta sessuale proveniente dall’esterno

. nessuna abilità a registrare stimoli esterni e interni che possano spostare la donna dallo stato di neutralità.

Stiamo parlando della “frigidità“, espressione che andrebbe abbandonata dall’ambito clinico per il pesante giudizio di incapacità e colpa che si è stratificato su questo termine.

Uno scarso desiderio sessuale può essere globale e, quindi includere tutte le forme di espressione sessuale, oppure può essere situazionale e, pertanto limitato ad un solo partner o ad una attività sessuale specifica (per es. rapporto sessuale e non masturbazione).

Vi è scarsa motivazione a ricercare stimoli sessuali esterni, e la frustrazione diminuisce quando manca l’opportunità della prestazione sessuale. Il soggetto di solito non comincia un’attività sessuale, non è assolutamente interessato,  può parteciparvi, se viene a trovarsi in una situazione che lo obbliga, ed è riluttante, quando essa è iniziata dal partner.

B.Avversione fobica ad ogni contatto sessuale con un partner

Consiste nell’avversione, nell’attivo evitamento del contatto sessuale. Il soggetto riferisce ansia, timore o disgusto quando si trova di fronte ad una opportunità sessuale con un partner.

L’avversione al contatto genitale può essere focalizzata su un particolare aspetto dell’esperienza sessuale (  per es. secrezioni vaginali oppure penetrazione vaginale ).

Alcune donne provano una repulsione generalizzata verso tutti gli stimoli sessuali, inclusi baci e toccamenti.

L’intensità della reazione del soggetto esposto allo stimolo che  produce avversione può variare da uno stato di ansia moderata con mancanza di piacere ad un’estrema sofferenza psicologica.

2.DISTURBI DELL’ECCITAZIONE  SESSUALE.

Persistente o ricorrente incapacità a raggiungere o a mantenere un eccitamento sessuale adeguato, che si manifesta come una perdita soggettiva di eccitazione  o di una risposta genitale, quale turgore o lubrificazione, agli stimoli sessuali esterni ed interni.

La prima risposta sessuale femminile è la  lubrificazione delle pareti vaginali, un fenomeno vaso-congestivo che corrisponde, nella donna, all’erezione che si verifica nell’uomo.

La lubrificazione è essenzialmente dipendente dalla produzione di secreto da parte di ghiandole della parete vaginale.

Il colore dei genitali esterni vira verso i toni di un porpora scuro.

Segue la formazione della piattaforma orgasmica, cosiddetta perchè interessa tutto il piano perineale, per la vaso congestione della vagina e delle strutture muscolari perivaginali, ma anche del retto, della vescica, dell’utero: questa struttura si contrarrà  ritmicamente al momento dell’orgasmo.

3.DISTURBI DELL’ORGASMO

La difficoltà, il ritardo o la totale assenza del raggiungimento dell’orgasmo in seguito ad una stimolazione ed eccitamento sessuale sufficienti.

L’orgasmo è la parte muscolare della risposta ed è caratterizzato dalle contrazioni ritmiche delle strutture congeste (vagina e pene), più o meno nel numero, come quelle dell’uomo: circa 4-5 a distanza di 0.8 secondi. Anche il corpo uterino si contrae: in modo più autonomo probabilmente per l’increzione di ossitocina durante l’orgasmo.

Per la donna si ammette la possibilità di due differenti tipi di orgasmi: quello clitorideo, più facile da raggiungere e per solito meno intenso, e quello vaginale, legato alla stimolazione dei residui embrionali della prostata noti come ghiandole di Skene o Punto di Grafemberg, presenti alla nascita in tutte le donne e che non vanno totalmente in atrofia  durante la vita embrionale, nonostante la differenziazione sessuale.

4.DISTURBI DA DOLORE SESSUALE

A. Dispareunia. Dolore genitale associato al rapporto sessuale.

Si parla di dispareunia superficiale quando i disturbi sono localizzati a livello delle piccole labbra e dell’ ostio vaginale e/o alla vagina e di dispareunia profonda quando il dolore è localizzato internamente, a livello pelvico. Le cause vengono generalmente distinte in psicogene e fisiche (legate ad una malattia organica) anche se un esatto confine tra questi due gruppi non è sempre demarcabile. In età giovanile prevalgono le anomalie anatomiche dell’imene e della vagina, le cause flogistiche e quelle psicogene  mentre con il passare degli anni prevalgono le patologie pelviche, quelle uterine ed ovariche, la distrofia delle mucose vulvo-vaginali, il deficit di lubrificazione, gli esiti cicatriziali dei parti o di precedenti interventi chirurgici

B.     Vaginismo.

Spasmo involontario della muscolatura del terzo più esterno della vagina che rende impossibile la penetrazione vaginale.

E’ caratterizzato da spasmo dei muscoli peri-vaginali, perineali, su base ansiosa; questo spasmo anticipa la penetrazione e può renderla anche impossibile; spesso si accompagna anche ad una scarsa o nulla lubrificazione. Talvolta questo disturbo può essere scatenato da una forma infiammatoria e quindi assume carattere secondario.

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Fecondazione eterologa

OVODONAZIONE E INSEMINAZIONE ETEROLOGA DI SEME

La fecondazione eterologa è stata, infatti, osteggiata a lungo in Italia. Tanto che migliaia di coppie sono state costrette a emigrare all’estero per riuscire finalmente a coronare il sogno di avere un figlio.

Oggi i paletti all’eterologa sono caduti. Nonostante questa svolta epocale, si fa ancora troppo spesso confusione sulla fecondazione eterologa: in cosa consiste realmente questa tecnica? In Italia è stata sempre un tabù? Chi può accedere alla fecondazione eterologa? Quali sono i requisiti dei donatori? E’ gratis? Tutti interrogativi ai quali abbiamo tentato di rispondere, offrendo una sorta di guida alla fecondazione eterologa.

Che cos’è  

La fecondazione eterologa è una delle diverse forme di procreazione medicalmente assistita. Si ricorre a questa tecnica quando uno dei due genitori è sterile e, per arrivare a una gravidanza, occorre usare un gamete, un ovulo o uno spermatozoo, di una terza persona, cioè il donatore.

La legislazione in Italia  

Fino al 2004 nel nostro paese era possibile accedere alla fecondazione eterologa, purché il donatore fosse anonimo e la donazione di ovuli o spermatozoi non avvenisse in cambio di denaro. Nel riordino di tutta la normativa, sfociata nella legge 40, si è deciso di vietare il ricorso alla fecondazione eterologa considerata il preludio a pratiche di eugenetica, ovvero di selezione artificiale dei gameti per ottener bambini “su misura”. L’anno successivo all’approvazione della legge 40, fu indetto un referendum promosso dai Radicali e dai partiti laici di centro-sinistra per abrogare la normativa. In particolare, la fecondazione eterologa era stata inserita nel quesito numero quattro. A causa della scarsità di voti non si raggiunse il quorum e quindi la legge rimase in vigore. Almeno è stato così fino allo scorso aprile, quando la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, aprendo di fatto le porte all’utilizzo di questa tecnica anche in Italia.

Come si accede  

Il primo passo è quello di rivolgersi a un centro specializzato e mettersi in lista d’attesa. I medici, una volta raccolta la storia clinica dei due partner, effettuano una serie di esami per verificare l’infertilità assoluta di almeno uno dei partner. Per la fecondazione eterologa i richiedenti devono essere maggiorenni, sposati o conviventi in modo stabile. L’accesso a questa tecnica è gratuita o con ticket, prevista cioè nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ma solo per le donne riceventi in età potenzialmente fertile, cioè al di sotto dei 43 anni. Fino a quest’età e per un massimo di 3 cicli, il trattamento sarà a carico del Sistema sanitario nazionale, dopo si dovrà pagare.

Requisiti dei donatori  

Si può accedere ai gameti esterni tramite banche del seme per quelli maschili e, per quelli femminili, a ovociti congelati nei centri stessi oppure donati da donne a loro volta sottoposte alla fecondazione assistita. I donatori maschi devono avere età compresa tra i 18 e i 45 anni e le femmine tra i 18 e i 35. Le coppie che avessero già ovociti o gameti all’estero possono richiedere, tramite il centro di fecondazione scelto, di trasferirlo in Italia. Le linee guida per la fecondazione eterologa, inoltre, raccomandano che le caratteristiche fenotipiche del donatore – ad esempio il colore della pelle – siano compatibili con quelle dei familiari. Questo però non significa che si possa scegliere il colore degli occhi o dei capelli del nascituro a proprio piacimento, ma è solo una forma di tutela dell’equilibrio psico-emotivo del bambino. Il limite massimo di nati per ciascun donatore è di 10, anche se una coppia che abbia già avuto figli tramite eterologa potrà chiedere nuovamente lo stesso donatore. Il donatore resterà anonimo, ma il bambino nato da fecondazione eterologa potrà chiedere di conoscerne l’identità una volta compiuti i 25 anni d’età. Il donatore sarà libero di accettare o meno la sua richiesta.

Le tecniche

Le tecniche utilizzate sono tre, a seconda dei singoli casi. La tecnica “di primo livello” prevede l’inserimento nella cavità uterina del liquido seminale. Se l’infertilità da affrontare è più grave, si può ricorrere alle tecniche “di secondo livello”, più complesse e invasive, tra cui la Fivet (Fertilizzazione in vitro con trasferimento di embrioni) e l’Icsi (Intracytoplasmatic sperm injection). Nella prima, i tre degli ovociti prelevati vengono posti su una piastra nella quale si versa una goccia di liquido seminale. Se gli ovociti si fecondano, gli embrioni ottenuti, fino a un massimo di tre, vengono trasferiti nell’utero. La seconda tecnica, quella dell’Icsi, è utilizzata nei casi in cui l’infertilità maschile è più grave e consiste nell’inserire un singolo spermatozoo direttamente, tramite a una micro pipetta, nell’ovocita. La tecnica di “terzo livello” richiede l’anestesia totale della donna e prevede la fecondazione in vivo. E’ ormai quasi inutilizzata perché molto invasiva e poco ripetibile.

 

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