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Afrodisiaci

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Si definisce afrodisiaco qualsiasi sostanza che abbia ripercussioni positive sulla stimolazione dell’interesse e del desiderio sessuale ma non sulle prestazioni. Il termine deriva dal nome di Aphrodite, dea greca dell’amore e della sensualità ed il termine afrodisiaco già da allora era messo in relazione al piacere sessuale.

La catena di eventi che stimolano il desiderio erotico possono derivare da una singola sensazione, sia questa visiva, tattile, uditiva, odorosa ecc. o determinata dal semplice pensiero emotivo. Questo processo sembra scaturire da segnali che il sistema libico cerebrale invia alla regione genitale attraverso le connessioni del sistema nervoso periferico, che determinano un aumentato apporto di sangue ai corpi cavernosi del pene (o del clitoride nella donna), determinandone l’erezione. Allo stesso tempo aumenta la frequenza e la portata cardiaca e nel cervello si ritrovano più alte concentrazioni di dopamina e noradrenalina che sono dei neurotrasmettitori del “piacere”. Questa cascata di eventi deve avere un buon substrato di testosterone, ormone senza il quale il processo rimane quantomeno inibito. Naturalmente si sache lo stress, l’affaticamento fisico ed eventi psicologici avversi quale la depressione determinano una significativa riduzione della libido e conseguentemente della eccitazione sessuale.

Da un punto di vista della dinamica funzionale potremmo dividere gli afrodisiaci in due grandi categorie: quelli stimolanti in via diretta la psiche e quelli che la stimolano in via indiretta creando un maggior apporto di sangue della zona genitale. Per esempio l’alcool e la marijuana, abbassando le inibizioni della mente, possono aumentare il desiderio di una relazione sessuale (sebbene l’abuso conduca all’impotenza) o di converso il cetriolo, che si crede aumentare l’apporto di sangue alle pareti vaginali, creerebbe una sensazione locale di “predisposizione” al coito.

In questo campo le ricerche scientifiche, pur stabilendo che determinate sostanze di origine naturale o di sintesi, possano determinare un incremento di ormoni che stimolino la libido, non riescono a determinarne l’efficacia a causa del fatto che il concetto di libido e di eccitazione sessuale è molto aleatorio e peculiare di ciascun individuo.

Per questo motivo non esiste ad oggi alcun fondamento scientifico che una sostanza sia più o meno efficace anche se qualcuno potrebbe esserne convinto in buona fede.

Molti cibi sono inclusi nella lista degli afrodisiaci, alcuni dei quali per la forma fallomorfa come le banane, i cetrioli, il peperoncino, gli asparagi; altri perché evocano la forza virile del povero animale ucciso allo scopo, quale il corno di rinoceronte, le pinne di squalo o il pene di tigre; altri perché, essendo particolarmente costosi, predispongono al sesso quale appagamento conclusivo di una serata piacevolmente passata a cena quali le ostriche, lo champagne, il caviale, il tartufo ecc.

In alcuni di questi alimenti si è cercato di trovarne una radice scientifica di razionalità:

Cioccolato: contiene feniletilamina e serotonina che sono sostanze prodotte dal cervello e che determinano sensazione di benessere o addirittura di euforia. L’imperatore azteco Montezuma si dice che ne bevesse 50 coppe al giorno per stimolare le sue performances. Recentemente l’Istituto di Neuroscienze dell’Università californiana di San Diego ha stabilito la presenza nel cioccolato di una nuova sostanza, chiamata anandamide, che avrebbe effetti cannabinoidi simili alla marijuana, senza averne gli effetti collaterali. E’ improbabile che il cioccolato possa stimolare il desiderio sessuale ma certamente se ci procura una sensazione di piacere siamo meglio predisposti ad averne. Ergo: meglio una stecca di cioccolato che una canna!

Ostriche: pur essendo considerate afrodisiache già dal secondo secolo dopo Cristo, in realtà anno in comune con la dea solo il fatto di avere le medesime origini marine. Sono, come molti altri frutti di mare, ricche di zinco, elemento indispensabile nel metabolismo prostatico e di acido aspartico, probabilmente coadiuvante nel rilascio di estrogeni e testosterone, ormoni sessuali;

Pinoli: anch’essi ricchi di zinco, per secoli si è somministrata una pozione per stimolare l’erezione. Nella cultura araba antica se ne prescriveva di mangiarne un centinaio prima di un incontro amoroso;

Mais: a parte la forma fallica della pannocchia, il mais contiene triptofano, precursore della serotonina. In topi di laboratorio sottoposti a dieta per cinque giorni a base di mais si è dimostrato l’incremento notevole dell’attività sessuale. Nell’uomo una simile dieta porterebbe come conseguenza un eccessivo meteorismo intestinale che naturalmente sarebbe molto imbarazzante durante un rapporto sessuale..

Rucola: ritenuta afrodisiaca già nell’antica Roma ma solo in quanto cresceva in abbondanza sotto la statua di Priapo, dio della fertilità, rappresentato con un enorme pene in erezione.

Anice: gli antichi greci ne succhiavano i semi. Si è scoperto recentemente che contengono estrogeni (ormoni femminili);

Papaia: anch’essa estrogenica, veniva usata dai contadini per stimolare la fertilità femminile e la montata lattea;

Avocado: gli aztechi chiamavano l’albero dell’avocado “albero dei testicoli” in quanto i frutti maturano in coppia. Nessuna evidenza scientifica, a parte la forma, li riconduce ad una utilità afrodisiaca;

Aglio: nei tempi antichi ai monaci tibetani era proibito accedere al monastero nel caso di ingestione di aglio poiché si pensava stimolasse l’afflusso ematico ai genitali: si sarebbe invece portati a credere che questa fosse una scusa per evitare gli effetti dell’alitosi in ambienti in cui si viveva a stretto contatto;

Zenzero e liquirizia: si pensava che il loro profumo avesse potere eccitante;

Miele: nel medioevo si usava bere l’idromele, una bevanda a base di miele fermentato, per stimolare l’appetito sessuale: le coppie persiane appena sposate ne bevevano quotidianamente per 28 giorni, il tempo di un ciclo lunare, per promuovere la fertilità: da cui deriva il termine “luna di miele”. Il miele è ricco di vitamine del complesso B, necessario alla produzione del testosterone, e di boro che è di ausilio nel metabolismo degli estogeni;

Noce moscata: considerata afrodisiaca già nell’antica Cina, è utile solo nella stimolazione dell’accoppiamento dei ratti; produce effetto allucinogeno nell’uomo ad alto dosaggio.

Ginseng: pare dia un incremento del desiderio sessuale in pazienti trattati rispetto a quelli trattati con placebo. Poco chiaro il meccanismo di azione;

Cantaridina: estratto in polvere ottenuta dopo l’essiccazione della “Lytta Vesicatoria” o mosca spagnola che si usava come afrodisiaco in quanto procurava irritazione del basso tratto urinario. Al pari della stricnina altamente tossica per reni, intestino e ad alto rischio di morte con l’incremento del dosaggio;

Arginina: è un aminoacido presente nella carne, uova, formaggio e latte di cocco. Nell’organismo dà origine all’ossido nitrico che è alla base dei meccanismi di vasodilatazione;

Corno di rinoceronte: usato come afrodisiaco esclusivamente per la sua forma fallica e per la potenza evocata dall’animale: composta da tessuto fibroso ricco di calcio e fosforo;

Finocchio: incrementerebbe la libido nei ratti;

Yohimbine: derivato dalla pianta africana di yohimbe è una delle poche sostanze di origine naturale della quale si è dimostrata efficacia scientifica non come afrodisiaco bensì come vasodilatatore dei vasi del pene con un meccanismo di blocco dei recettori alfa-2 adrenergici. E’ uno dei pochissimi farmaci approvati dalla FDA (Foods and Drugs Administration) e vendibili sul mercato USA.

La realtà dei fatti è che il miglior afrodisiaco si trova nel cervello di ognuno di noi, per cui a volte basta l’atmosfera, a volte l’ambientazione, a volte un profumo o una situazione per far scattare quel desiderio, sempre recondito ed a volte palese, che ci fa apprezzare le meraviglie del sesso diversamente di volta in volta.

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